MariaGiovanna Luini

racconti, fiabe, pensieri, pezzi di parole
lunedì, 05 maggio 2008

recensione d'autore a "Una storia ai delfini"

Grazie a Lucia Ravera, autrice di un libro che mi ha emozionata moltissimo: "La storia finisce qui", Mursia 2008. Ha recensito "Una storia ai delfini" qui:

http://www.confronto.it/?option=com_content&task=view&id=1614&Itemid=28

lunedì, 28 aprile 2008

edizioni Creativa al salone del libro di Torino

Cerchio 35_100 Ilprofumodeltempo_2 La20settima20invitata 36_100 

200 GIOVEDI' 8 MAGGIO

ALLE ORE 16.30

SPAZIO AUTORI A

SALONE DEL LIBRO, TORINO

Edizioni Creativa vi aspetta per la presentazione di sei libri di sue autrici:

- Fiorenza Aste, con "Cocci di bottiglia"

- Sabrina Campolongo, con "Il cerchio imperfetto"

- Sara Cavarero, con "Il profumo del tempo"

- Stefania Lusetti, con "La settima invitata"

- Marinella Saiu, con "Rubare il respiro"

- MariaGiovanna Luini, con "Una storia ai delfini"

Saranno presenti le Autrici: sarà una bella occasione per conoscere alcuni libri di Edizioni Creativa, e per discutere insieme la "scrittura al femminile"

domenica, 27 aprile 2008

"Una storia ai delfini" a Livorno

Una_storia_ai_delfini_3"Una storia ai delfini" ritorna a Livorno! Vi aspetto!

sabato 10 maggio

ore 18.00

LIBRERIA BELFORTE

VIA GRANDE 91

LIVORNO

Grazie con tutti i miei sorrisi a Valentina Filidei, alla casa editrice Tagete, a Maria Grazia Guiso, a Gianluca Ferrara (il mio meraviglioso editore), a Edizioni Creativa

postato da: MariaGiovanna70 alle ore 21:49 | link | commenti | commenti
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lunedì, 21 aprile 2008

malinconico leprechaun, di Patrizio Pacioni

Leprechaun_2Una nuova avventura del commissario Leonardo Cardona nel verde indimenticabile dell'Irlanda, dalla penna di Patrizio Pacioni.

MALINCONICO LEPRECHAUN

di Patrizio Pacioni, con l'introduzione di MariaGiovanna Luini

Sampognaro e Pupi Edizioni, 2008

10 euro

postato da: MariaGiovanna70 alle ore 07:45 | link | commenti | commenti
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martedì, 08 aprile 2008

un pezzo di vita, la mia; e per favore donne leggete

Di solito non parlo della mia vita. Non direttamente, almeno.

Però.

Ci sono momenti diversi da tutto il resto, momenti nei quali ti rendi conto che forse qualcosa può interessare a qualcuno. E fare una differenza.

Vi racconto una piccola storia, e spero che resti il senso di tutto questo, non i dettagli che sono destinati a sciogliersi nei minuti che cadono come gocce opache su piastrelle colate di caldo.

Tempo fa ho perso un'amica. E' morta di tumore dell'utero, aveva 37 anni. Ho ascoltato i suoi respiri rincorrersi e inciampare, saltare e lisciarsi. Poi finire. L'ho guardata stesa con le mani secche come foglie. E ho deciso di fare un controllo. Il controllo ginecologico annuale.

Il medico è un mio collega, ogni anno mi fa la visita e il pap test. E' simpatico, rassicurante. Ha affrontato la cosa partendo da lontano: "Sai, ci sono cose che terrorizzano e poi non sono niente di grave. La conizzazione, per esempio". (Pausa per spiegare a chi non sa: la conizzazione è un intervento chirurgico che toglie una parte del collo dell'utero). Insomma. Ho capito (quasi) subito. Sguardi, pacatezza, preamboli mi hanno detto che qualcosa non andava. Anche se non avevo mai avuto sintomi, nessun problema. Durante la visita ho chiesto che non fosse fatto solo il PAP test, ma anche un test "quasi" nuovo che si chiama HPV test: stavo lavorando con la Fondazione Veronesi a un quaderno sul Papilloma virus e sapevo che questo esame sembra migliore del PAP test per individuare le lesioni dell'utero a rischio di trasformarsi in tumore maligno.

Insomma.

Il ginecologo mi ha spiegato che aveva visto "qualcosa". E l'HPV test era positivo. Il PAP test invece diceva cose strane che non c'entravano niente.

E ho fatto l'intervento. Non ho avuto dolore perché un anestesista meraviglioso mi ha iniettato un farmaco che, senza addormentarmi, mi ha fatto vivere l'intervento in totale serenità. E l'infermiera di sala operatoria mi ha tenuta allegra con bellissime parole. E una ginecologa giovane e gentile mi ha spiegato tutto ciò che stava per accadere (sono un chirurgo, e pure oncologo, lo so, ma in quei momenti non sai più neanche il tuo nome).

Poi, attesa. E giorni su e giorni giù. E gente che mi è stata vicinissima, e altri che invece sono spariti perché non servivo più. Fino a ieri. Quando l'esame istologico è arrivato.

Si chiama CIN 3. Basta cercarlo su internet e si trovano decine di pagine che lo spiegano. Una precancerosi: sta tutto nel termine, vero?

CIN 3. Ho fissato l'esito e ho pensato a tante cose.

Alla diagnosi, al dubbio e all'attesa. E ho visto i volti di tutte le pazienti che seguo, che si affidano a me per le cure e i controlli. Le ho capite, mai bene come adesso.

Alla salvezza. Negli occhi di un ginecologo attento e in un test che forse non tutte ancora chiediamo quando andiamo a farci visitare. Nella decisione di fare prevezione nonostante faccia paura, metta ansia, aggiunga incertezza alla vita.

Al dolore. Che un medico che capisce bene l'esistenza ha tolto con premura e affetto.

A chi mi ama e chi no. Perché ho avuto presenza, telefonate, email, sms da persone che volevano sapere, che mi davano amore e pazienza, ascolto e sollievo. In qualsiasi condizione, da distanze enormi o vicinissime, con problemi di ogni genere nella vita ma sempre con un istante per me. Ma non vivo nel paese delle fiabe, e ho dovuto rendermi conto che invece qualcuno non c'era. Neanche per un momento.

Alle donne. Che devono sapere. Da me, piccola persona come tante, medico caduto nell'angoscia poi rialzato poi caduto di nuovo. Donna che ora sa (lo sa davvero) cosa si prova. E vuole raccontare. Qualunque cosa avvenga adesso di me, la prevenzione può salvare la vita.

E GRAZIE.

A Mario Sideri, ginecologo.

A Paola Zamperini, ginecologa.

A Daniele Sances, anestesista.

A Chiara Casadio, patologa.

A Eleonora Petra Preti, ginecologa.

A Luca Bocciolone, ginecologo.

Alle infermiere e ausiliarie di sala operatoria, meravigliose.

Alla segreteria della sala operatoria, ai sorrisi rassicuranti.

All'Istituto Europeo di Oncologia.

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domenica, 06 aprile 2008

"Una storia ai delfini" sul portale FASTWEB

Una_storia_ai_delfiniGRAZIE a Ilaria Oriente e al portale FASTWEB per la recensione (con meravigliosa foto) a "Una storia ai delfini".

La potete leggere qui:

http://www.fastweb.it/portale/magazine/donna/idee_e_cultura/articolo/?id=1739213

venerdì, 04 aprile 2008

da una finestra, in palazzi anonimi eternamente in vendita

Sorride. La vedo attraverso i vetri di questa finestra obliqua, e lei neanche immagina. Che ogni sera alle cinque, quando siede alla scrivania di legno chiaro comprata a poco prezzo in un grande magazzino mettendo accanto una bottiglia d'acqua grande, io mi nascondo dietro una tenda e la osservo. E vedo che scrive, e alza la testa, e scrive. Scrive.
All'inizio non sapevo chi fosse: la vedevo uscire presto con due o tre borse buttate sulle spalle e la salutavo appena, poi la notavo rientrare sempre sola. Per salire in casa, dietro i vetri accanto al mio palazzo, e scrivere. Credevo fosse una giornalista o una professoressa, poi ho scoperto che è una scrittrice.
Strano. Non avevo mai visto una scrittrice, non pensavo che in queste case brutte messe in vendita da secoli potesse vivere una donna capace di scrivere libri.
Comunque.
A volte alza lo sguardo, poi si perde. Fissa le dita che schiacciano i tasti del computer e va avanti, avanti, avanti. Sembra che non rifletta mai su ciò che scrive. Altre volte usa la penna e un taccuino, e si sdraia sul tappeto a pancia sotto. Si appoggia a un cuscino arancio a forma di cuore, e chissà dove l'ha preso. Secondo me è un regalo, anche se non mi sembra il tipo da badare a regali così. Ha una penna nera e bianca, riesco a vederla quando fa un rapido giro sul balcone per respirare e sorridere. Perché sorride spesso. E parla in un piccolo registratore, poi riascolta, poi cerca libri e legge brani. Fa un po' di tutto. E dimentica di cucinare: ne sono sicuro perché a volte vedo rientrare a casa suo marito, e lei scatta in piedi al suono del citofono e sembra angosciata. Spegne il computer o butta via il taccuino e capisco che sta imprecando. Non credo le piaccia molto fare la moglie. O la casalinga, almeno. Deve essere negata. Ogni tanto il suo studio diventa un vero casino: libri accatastati ovunque, fogli che svolazzano e cadono, cartellette e stampanti e cartucce qua e là. Poi però lei si accorge di avere superato il limite e si mette una tuta vecchia, accende una musica che riesco a sentire anche da casa mia (Guccini, o Battisti, o qualcosa di arabo che non capisco) e mette tutto in ordine. Non so come riesca a ritrovare il posto giusto per ciascun libro, comunque ce la fa. E resta ore a guardare il suo studio ritornato bello, e a pulire anche gli angoli che ha già spolverato mille volte
Ho capito che ha qualche sito internet. Scrive racconti e fiabe, non la sua vita. L'ho scoperto per caso cercando qualcosa in rete, e ho trovato lei. La foto è sua, e anche il nome: l'ho visto controllando il citofono. Così da qualche tempo la osservo scrivere poi vado a curiosare sui suoi siti, e mi diverte vedere che magari ha scritto roba triste sorridendo e guardando fotografie. Come se la sua testa fosse capace di creare lacrime mentre è invasa da ricordi bellissimi. O almeno questa è la mia impressione.
Sarà l'amore, credo. Perché secondo me da qualche tempo parla d'amore. Ma non ne so niente, da lei non vedo nessuno. A parte il marito, appunto, ma quale scrittrice parla del marito?
Ha chiuso le tende, adesso. E' strano che stia scrivendo così tardi, forse è sola. O forse ha un pensiero urgente che deve raccontare. Comunque guarderò i suoi siti e vedrò per primo cosa è uscito dalla sua anima bizzarra.
Perché è propria strana quella donna. Forse perché è una scrittrice, e non conosce regole.
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giovedì, 03 aprile 2008

bolle vaghe in un letto estraneo

Bolle di paura che salgono e non vedo. Non riesco ad afferrarle, sono veloci e spariscono prima che possa stringere le dita. Eppure. Ci sono pensieri che vedo nascere e forse. Potrei fermarli. Ma in questa stanza dalle pareti sporche, con un televisore vecchio che sputa film senza qualità non so distinguere. Gli attimi di niente gonfi di putrescente ricordo, vecchio e cattivo. E la rinascita che attendo. E ci sarà.

Insomma. Forse non mi spiego.

Mi hanno legato le mani al letto, alle sbarre di metallo fredde e lucide. Lucide. Brillano negli occhi se le fissi. Ma basta niente a lucidarle: pensano che sia impressionata da questa pulizia, invece è come rendere bello un lavandino. Due passate energiche e brilla, ma non vuol dire che ti sei data da fare. Vuol dire solo che sai come fare, e conosci i trucchi.

A proposito.

Li conosco tutti, i trucchi. So cuocere la pasta al punto giusto e pulire le pareti se i bambini ci scrivono sopra. So girare i polsini e sistemare le cravatte. Ma non nella vita. Se avessi capito cosa fare non sarei finita qui, nel posto del pensiero attorcigliato sulle dita con gli infermieri che guardano e scuotono la testa. O ridono. O toccano le tette quando ci spostano di peso e neanche dicono "mi scusi".

Vorrei che ci fosse un gatto steso accanto a me, ma qui non è permesso. Non si può fumare non si beve e non si scopa. Anche se qualcuna ci è riuscita, con gli ausiliari o i medici giovani che non si fanno problemi. Una anche con una dottoressa carina e di mezza età, che deve essere sola peggio di noi e si accontenta di tutto. Ormai.

Sono bolle. Di angoscia. Il dottore dice che devo farle uscire, e io ci provo. Ma non è facile perché strozzano la gola, la chiudono e fanno affiorare ricordi. Quelli che non voglio. Perché grattano stridendo le pupille, e fanno sanguinare. Il ricordo di lui e di quei tempi e di come tutto cambiò all'improvviso. Il ricordo di mio figlio morto e della casa che ho perso per una follia.

Il ricordo, insomma. Che non voglio.

Vorrei dormire adesso. Ma se chiudo gli occhi mi vengono vicino, le loro mani mi toccano e guardano sotto la camicia. Non posso. Voglio essere ghiaccio, un pezzo di gelo che nessuno riesce a prendere. Che scivola e fa male e resta lontano da tutto. Nei momenti passati in quella camera con il soppalco e il grande cesto di tulipani sotto.

L'unico amore che abbia meritato di esistere.

Bolle, sono solo bolle. E scoppieranno.

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martedì, 01 aprile 2008

la voce di Silvia

A volte persone e parole arrivano tempestive.
Silvia lo è sempre, tempestiva. E questo scritto ha dentro anche me, la mia sensazione di questi giorni. La mia convinzione di ora. "Se vuoi rinascere devi fare tutto da sola... Devi fare da sola per il semplice fatto che SEI sola..."
Grazie, Silvia.
"Se vuoi ‘rinascere’ devi fare tutto da sola.
Non esistono psicologi, amici, mariti. Non servono. Non per quello.
Dovrebbero lasciarti stare. Tutti.
Devi fare da sola per il semplice fatto che SEI sola. E sei sola perché tu ce l’hai e loro no.
La malattia allontana. Divide.
La retorica vuole che si dica: ci ha unito il dolore. Balle.
Il dolore crea un muro in mezzo. Separa.
Rapporti di una vita. Se ne sono andati. Perché a me è venuto il cancro.
Così oltre ad avere il cancro, devi anche far capire agli altri che non puoi essere la stessa di prima.
Non lo capiscono. Hanno paura di quello che provano. Si difendono. E se ne vanno.
E pretendono di trovare in me ciò che trovavano prima. Che non c’è più. E se ne vanno.
Ma tu non sei più sola di prima. Perché per esserci a quel modo……già non c’erano.
Dunque se ne sono andati. Perché io sono noiosa. E parlo sempre di ‘quello’. E io non devo far pesare sugli altri la malattia. Non è che forse siano loro che non devono far pesare su di me la loro salute?
Se si è a cena io parlo di ‘quello’. E al telefono parlo di ‘quello’.
E poi piango. E piango. E, dopo un po’, chiunque si stufa.
Non sopporto i discorsi tipo amici veri /amici finti. Roba da temi di quinta elementare.
Io sto con chi regge la mia sofferenza.
Chi vuole andare, vada. Sarà ricordato. Senza affetto e senza odio.
Ricordato. Punto. Io non ho nostalgie.
Non ho ascoltato chi rumoreggiava. Ho ascoltato chi è stato in silenzio.
E ho fatto da sola.
Seconda stella a destra     questo è il cammino
E poi dritto, fino al mattino    poi la strada la trovi da te...
Puntare sugli altri è crearsi una sovrastruttura: l’illusione di non essere sola.
Ricordo che quando ero piccola mi facevano appoggiare una grossa conchiglia all’orecchio. E mi dicevano: senti, il rumore del mare. Un giorno, per caso, appoggiai all’orecchio un bicchiere. C’era lo stesso rumore che c’era nella conchiglia. E’ un fenomeno fisico. Una volta ne sapevo il nome.
Fu come morire per me. Il mare nella conchiglia. Una balla.
Da allora mi difendo. Per evitare il disinganno.
Da allora non credo.
Difatti se ne sono andati.
Sono rimasta io.
Sotto il seno sinistro un colpo di sciabola.
Sotto il seno sinistro. Dalla parte del cuore.
Senza la voglia. Senza niente. Io e la paura.
Circondata da ipocriti. E da dispensatori di consigli.
Mi alzo e ricado. Mi alzo e ricado.
Ma “….oggi il mio regno/ è quella terra di nessuno…/….me al largo/ sospinge ancora il non domato spirito,/ e della vita il doloroso amore.”
Allora mi metto a fare da me. Dei lavori su di me.
Ho una opinione un po’ strana sul ‘ritorno della voglia’.
Sì, perché la voglia ti torna da sola.
Torna per un naturale processo fisiologico.
Non ci sono sforzi da fare. Perché è una esigenza fisica. Non mentale.
Capita che un giorno ti rimetti la crema per la cellulite. E un po’ ti fai una pena infinita. Con un seno e mezzo….anche se ho la cellulite…. Ma lascia stare la logica. E’ il tuo corpo che lo vuole. E te la spalmi mista a lacrime. Una pappina semiliquida.
Ne vale la pena? “C’è un dollaro d’argento sul fondo del Sand Creek…
E poi un giorno riprovi desideri antichi. E te ne stupisci (“… sarà quella ruga di ridente nostalgia, o la confusione tra la vita e la poesia …”). Io. Così vecchia. Il seno sinistro squarciato in due. Dalla parte del cuore.
Poi capita che un giorno, in una vetrina, vedi delle mattonelle dipinte. E ti viene voglia di prenderne due. Da mettere in cucina. Una con su un limone. Una con su un melograno.
E chiedi: da quanto tempo le vendete? Io passo di qui tutti i giorni.
Da sempre, signora.
Da sempre. Io passo di qui tutti i giorni.
E una bambina (credo la figlia della negoziante) mi dice: io invece la vedevo, signora, passare di qui tutti i giorni.
Lei mi vedeva. Tutti i giorni.
Ora ogni volta che faccio quella strada la saluto dalla vetrina.
Oggi ho pensato: adesso faccio finta di andarmene e poi torno.
Se sarà ancora lì, io non sono più sola.
Le chiederò come si chiama.
E ogni giorno, dentro di me, ripeterò il suo nome".
Silvia Delaj
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domenica, 30 marzo 2008

recensione a "Una storia ai delfini" su Mangialibri e Mani di Strega

Il mitico e assoluto DAVID FRATI ha recensito "Una storia ai delfini" su Mangialibri...

Ecco qui il LINK!

Grazie David, ora vado a "frullare poderosi manoscritti in mare"...

E la mia amica scrittrice Sandra Mazzinghi ha recensito su "Mani di strega", ecco il link:

http://www.manidistrega.it/tx/consigli_parliamodi.asp?id=550

venerdì, 07 marzo 2008

i racconti delle bacche rosse

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Grazie a MariaCristina Campanini e a tutte le mie colleghe medico di SNAMI Rosa per questa recensione:

http://www.lasperanza.net/marzo6.htm

E' stata una sorpresa bellissima!

"I racconti delle bacche rosse", Lampi di Stampa 2008 (Narrativa, I Platani).

Lo trovate in libreria e qui:

http://www.internetbookshop.it/code/9788848806343/luini-m-giovanna/racconti-delle-bacche.html

Le illustrazioni (e la copertina) sono di Valsa Luini, che ringrazio con molto affetto.

E presenteremo "I racconti delle bacche rosse" insieme alla scrittrice Lorenza Caravelli

MARTEDI' 8 APRILE ALLE ORE 18

Libreria Equilibri
Via Farneti 11
20129 Milano
tel. 02/29404100

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domenica, 24 febbraio 2008

"Luna Paffuta", di Sandra Mazzinghi

Sandra Mazzinghi è una scrittrice livornese piena di magia. Timida a volte, introversa, e straripante passione. Sognatrice. Bella, davvero bella.

Pubblico qui un suo breve racconto, Luna Paffuta, e ringrazio Sandra per averlo condiviso con noi.


È ancora caldo in questi giorni ventosi d’ottobre, fra poco salirà la luna nello spazio di cielo che vedo dal balcone. E queste sere la luna è bella, rotonda, diciamo paffuta, un po’ come lei.

È un periodo in cui lei cammina con più fatica, non mi permetto neanche di farle i soliti scherzosi agguati. Ogni tanto, mi accarezza con una dolcezza diversa da prima e sembra che rifletta. E pensare che per me, così grossa, è ancora più bella: la sua pancia è cambiata, ma il suo volto è lo stesso di sempre, anzi, adesso risplende.

Il pomeriggio si riposa sul divano, piano piano mi avvicino, mi arrampico con cautela e cerco di andare sulla sua pancia, ma scivolo, non ci sto bene come un po’ di tempo fa, ha qualcosa d’ingombrante sotto i vestiti, cerco le sue carezze, ma lei mi sposta sulle sue gambe e da quaggiù non vedo i suoi occhi.

È successo un pomeriggio, al solito ero appiccicata a lei e si sonnecchiava insieme: quella pancia a forma di arcobaleno ha cominciato a muoversi ogni tanto, e poi sempre più spesso. Sembrava che mi accorgessi in anticipo dei movimenti e puntavo le orecchie voltandomi verso di lei un attimo prima di vedere, sul suo viso contratto, delle smorfie di dolore. Di dolore e di stupore.

Dopo parecchie scosse lei si era alzata per ricomparire dopo qualche giorno con un vero terremoto: un gatto senza peli che dorme con me in una nuova culla che sono certa lei ha preparato per me, per farsi perdonare di questa sua assenza.

Io e lui dormiamo insieme e annuso, annuso avidamente come a volermi riempire di quel profumo di latte e talco che emana questo nuovo amico. E mi sento una gatta felice.

Sandra Mazzinghi
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domenica, 17 febbraio 2008

Una storia ai delfini

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MariaGiovanna Luini

"Una storia ai delfini"

Edizioni Creativa 2007, Collana Declinato al Femminile

presentazione di Umberto Veronesi

100 pagine, 10 euro

E' possibile acquistare il romanzo online sul sito internet delle EDIZIONI CREATIVA (click QUI), e anche su 365 bookmark (qui) e su IBS, e in tutte le librerie (se non immediatamente presente potrà essere ordinato, la distribuzione è garantita su tutto il territorio nazionale).

A Roma il libro si trova anche al Papyrus Cafè, via de' Lucchesi 28 (zona Fontana di Trevi), e alla libreria Liber Mente in via del Pellegrino 94.

A Lucca si trova alla libreria Baroni, via San Paolino 45, a Novellara (RE) alla libreria del caffé letterario Cento Centrale in Galleria Santo Stefano.

A Merate (LC) alla libreria La Torre, via Manzoni 50.

GRAZIE DI CUORE A GIANLUCA FERRARA, L'EDITORE CHE HA FORTEMENTE VOLUTO LA PUBBLICAZIONE DEL ROMANZO E STA SUPPORTANDO IN OGNI MODO LA SUA DIFFUSIONE